Occhio, malocchio…

Tra le credenze popolari in paese, la più radicata era sicuramente il malocchio.

Secondo i più superstiziosi questo sortilegio veniva praticato sostanzialmente da persone cattive o invidiose, procurando a ignare altre persone degli influssi negativi. A volte, però, questi influssi negativi provenivano da persone del tutto inconsapevoli del maleficio che procuravano, magari solo per aver fatto un semplice apprezzamento o aver elogiato in qualche modo il malcapitato.  I presunti sintomi si manifestavano, nelle persone colpite, con mal di testa, sonnolenza, depressione, senso di svuotamento e disgrazie varie.

Non me ne vogliano i sostenitori ma, da quel che mi risulta, questa loro teoria credo non abbia mai trovato una validità scientifica o un riscontro oggettivo.

Mal di testa! Malocchio? Giornata di lavoro nei campi sotto al sole?

Già da ragazzino ero spesso vittima di frequenti mal di testa e siccome a quei tempi non è che si ricorresse ai farmaci per ogni malanno, i rimedi erano due: affettare una patata mettendo poi le fette sulla fronte e legandole strette con un fazzoletto, oppure andare a “fa l’uocchiu”   ( togliere il malocchio ) da una delle due vicine  di casa,  zie’ Vicinzina (zia Vincenzina) oppure zie’ Trisuccia (zia Teresuccia).

Erano queste, due graziose vecchine rimaste nei miei piacevoli ricordi. La prima delle due era una donnina alta dai modi pacati e gentili, la seconda bassina e di corporatura un po’ più robusta ma altrettanto paziente e affabile.

I metodi praticati per scacciare il malocchio erano differenti, zie’ Vicinzina utilizzava tre oggetti, rigorosamente di ferro, che faceva roteare per tre volte sulla testa del patito buttandoli poi per terra e fingendo di sputacchiarvi sopra. Il numero e l’intensità degli sbadigli che emetteva erano lo strumento di misura del grado di malocchio subìto. Zie’ Trisuccia metteva un po’ d’acqua in un piatto di ceramica nel quale faceva cadere tre gocce d’olio, passandolo per tre volte sulla testa del colpito. Se le gocce si allargavano disperdendosi nell’acqua, il malocchio era presente, l’acqua veniva buttata fuori dalla porta e il rituale veniva ripetuto fin quando le gocce d’olio rimanevano compatte nell’acqua.

Entrambe però usavano lo stesso rituale: segnare tre croci per sette volte con il dito pollice sulla fronte, mentre recitavano un’incomprensibile sorta di formula segreta, rimasta a me per sempre sconosciuta. 

L’ingresso dell’abitazione di zié Vicinzina come si presenta oggi

Il portone di casa di zié Trisuccia allo stato attuale

Fin da piccolo sono stato sempre molto scettico (smisi di credere alla befana molto presto), figuriamoci credere come potesse giovare una pratica simile ad alleviare quei laceranti attacchi di emicrania ma, cercando in ogni modo un sollievo, sovente mi capitava di recarmi presso le amabili vecchine sottoponendomi al loro rituale per scacciare l’oscuro maleficio praticato nei miei confronti da qualche invidioso (mi sono sempre chiesto chi potesse invidiarmi e cosa?). Devo ammettere di ricordare che spesso il rituale otteneva gli inaspettati benefici, grazie probabilmente ad un’inconscia suggestione o al rilassamento per quelle docili carezze sulla fronte, forse per questo ci ritornavo senza pormi troppe domande.

Solo in tarda età, fingendomi interessato ad imparare tale pratica per poterla poi a mia volta esercitare, sono riuscito a carpire ad un “guru”  le misteriose parole, gelosamente custodite e sussurrate impercettibilmente durante l’esorcizzazione del malocchio. Non saprò mai se sono le stesse recitate dalle due vecchine, né se tutti i praticanti (presenti ancora oggi)  recitano le stesse oppure ognuno ha una sua formula segreta.

Uocchiu maluocchiu, furticiddu a l’uocchiu

schjatta la mmiria e crepa lu maluocchiu. 

Chista è la runga ca ogni mali trunca

Chistu e lu curtieddu ca ogni mali taglia

Chista è la fauci ca ogni mali meti.

Patri Figliuolu e Spiritu Santu 

Occhio malocchio  furticiddu¹  all’occhio

Schiatta l’invidia e crepa il malocchio.

Questa è la roncola che ogni male tronca

Questo è il coltello che ogni male taglia 

Questa è la falce che ogni male miete.

Padre Figliuolo e Spirito Santo

Attrezzi indispensabili per stroncare il malocchio

¹ furticiddu – Non si conosce il significato di questo termine, forse anche perché nel tramandarlo è stata distorta la sua vera origine. Si avvicina però, al termine napoletano frutticiell riferito alle iridi degli occhi, rotonde e colorate, come piccoli frutti, che per la loro capacità di far penetrare lo sguardo, sono ritenute la sede dell’influsso malefico degli invidiosi

 

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