La scuola negli anni 60

Alla fine degli anni 40 l’istruzione era ancora considerata da molti una perdita di tempo, retaggio di una mentalità povera e contadina protesa soprattutto a sbarcare il lunario e a cancellare i segni evidenti di un recente conflitto mondiale, anche se cominciava a diffondersi un sensibile cambiamento nell’approccio con il mondo della cultura, considerandola veicolo indispensabile per un riscatto sociale

Negli anni 50  anche Montano Antilia vide incrementare il numero di iscritti alla scuola elementare che si concludeva con la sesta classe. In tanti abbandonavano prima della fine del ciclo a causa delle numerose bocciature e della scarsa importanza ancora data alla scuola.

Pagelle di un alunno delle elementari

I pochi volenterosi che potevano permettersi di continuare gli studi, dopo la quinta elementare avevano due possibilità: frequentare i tre anni di scuola media, l’allora Ginnasio (il più vicino era a Vallo della Lucania),  per poi proseguire con gli studi classici, oppure frequentare i tre anni della scuola per l’avviamento professionale (la più vicina a Laurito, paese a 5 Km da Montano, distanza percorsa a piedi o per qualche fortunato in bicicletta). L’avviamento consentiva l’immediato inserimento nel mondo del lavoro o l’scrizione ai soli istituti tecnici. In qualche raro caso si  frequentavano gli studi classici in collegio o in seminario (sempre a Vallo)

Gli anni 60 videro le prime sostanziali innovazioni: l’attuazione dell’obbligo di frequenza fino a 14 anni con cinque anni di scuola elementare e tre di scuola media e l’abolizione dell’esame di ammissione a quest’ultima. Il cambiamento era stato recepito anche dalla nostra piccola comunità che nonostante le tante difficoltà, era riuscita ad organizzarsi per accogliere gli iscritti sia delle elementari che delle medie

In evidenza il costruendo edificio scolastico
In evidenza il costruendo edificio scolastico

La scuola dell’infanzia non era ancora presente nel nostro paese, c’era l’asilo presso la casa comunale gestito dalle suore, le quali si impegnavano nella difficile impresa di formare ed educare i bambini  in età prescolare con enormi difficoltà dovute, spesso, al modesto livello socio-culturale di questo paese povero e con ancora presenti i postumi di quel conflitto mondiale.

Il fascino per la scoperta di questi nuovi  orizzonti che conquistava il bambino era nella maggior parte dei casi, contrastato dal timore di affrontare  un mondo diverso da quello vissuto fino a quel momento. Molti bambini giungevano all’appuntamento ignari di cosa fosse l’educazione scolastica o soltanto con le poche nozioni acquisite all’asilo. L’ambiente familiare prettamente agreste, non dava molte opportunità ai piccoli di conoscere un mondo diverso da quello rurale, forse la televisione avrebbe potuto colmare qualche lacuna ma i televisori esistenti in paese si potevano contare sulle dita di una mano (e ne avanzavano anche tre) e i programmi educativi per bambini pressoché inesistenti.

Il primo ottobre segnava l’inizio dell’anno scolastico che terminava all’incirca a metà giugno.  I maschietti vestivano un grembiule nero con sopra un colletto bianco e un fiocco azzurro, mentre le femminucce il grembiule bleu, il colletto bianco e il fiocco rosa. Due quaderni  (uno a righe e uno a quadretti)  dalla copertina nera, insieme al libro di lettura ed al sussidiario (dalla terza elementare) erano riposti in una cartella di cuoio marrone con un manico e solitamente due chiusure a scatto.

Il tipo di cartella utilizzato
Un tipo di cartella utilizzato

Due signore del paese, zia Minuccia e zia Rosina (penso sia un ricordo indelebile per tutti coloro che hanno frequentato in quegli anni), la mattina accoglievano gli scolari con del latte caldo ed un panino da inzuppare, mentre intorno alle 12.30 passavano tra i tavolini del refettorio distribuendo il pasto, da loro stesse preparato, agli scolari seduti in maniera composta e ordinata  sotto lo sguardo vigile dell’anziana severa e perseverante direttrice.

La figura del maestro era principalmente maschile e il rigore una quasi imprescindibile prerogativa, la disciplina forse era posta anche al di sopra dell’istruzione e quindi non era difficile incappare in qualche bacchettata sulle nocche delle mani o se andava bene sui palmi e si doveva essere bravi anche a nasconderlo, quando si tornava a casa, altrimenti si aveva il resto – come si usava dire – 

Avere per tutto il ciclo delle elementari una maestra, la maestra Vanda,  che non applicava in maniera schematica quei metodi convenzionali, fu una vera fortuna. Oltre a capacità e dedizione per il suo lavoro possedeva anche dei valori umani inestimabili, ogni alunno veniva accolto e messo a proprio agio minimizzando così il divario sociale e culturale purtroppo ancora molto presente.

Una classe elementare
Una classe elementare

I modi garbati e pazienti di questa giovane insegnante aiutavano a superare senza troppe difficoltà l’impatto iniziale, e i suoi metodi innovativi ad affrontare con serenità e coinvolgimento gli anni che seguivano. L’ora settimanale di canto, quella di bella scrittura con il pennino, anziché la biro, intinto nell’inchiostro come i vecchi amanuensi,

Pennino e calamaio per la bella scrittura
Pennino e calamaio per la bella scrittura

i racconti del libro Cuore letti e commentati da ogni scolaro, i vestiti di carnevale costruiti con la carta velina (dal costo irrisorio), la personalizzata bandierina sullo spillo per ogni alunno, che si spostava lungo un itinerario di città in città sulla cartina dell’Italia affissa alla parete,  accumulando dei punti ad ogni buon risultato scolastico quotidiano utili a conquistare la settimanale fascia tricolore di capoclasse o la coccarda di vice-capoclasse, alleggerivano le attività didattiche da farle sembrare addirittura ludiche.

Gita
Una gita scolastica

Le lezioni per l’anno scolastico 1961/62 si tenevano ancora in alcune case del paese, la svolta epocale avvenne per l’anno scolastico successivo il quale vide completato il costruendo edificio scolastico, sede di tutte le classi delle scuole elementari

La terza elementare rappresentava già una prima tappa, ci si arrivava dopo aver superato l’esamino in seconda e per la prima volta, oltre al libro di lettura, si riceveva anche il sussidiario

Fino al 1962 l’esame conclusivo in quinta elementare, o al massimo la sesta classe, per molti segnava la fine del corso scolastico nonostante la riforma Gentile del 1923, ribadita successivamente da un articolo della Costituzione nel 1948, imponesse l’obbligo di frequenza scolastica fino a 14 anni. L’attuazione della riforma Gentile, per l’anno scolastico successivo, insieme all’esame di ammissione abolito e la possibilità di poter frequentare sul posto,  portarono ad un incremento significativo delle iscrizioni alle scuole medie.

Una quinta elementare del 1965

La sede della scuola media di Montano Antilia, denominata “Martiri De Mattia” (più tardi “Sac. Giovanni De Luca”), era presso l’attuale casa comunale. Non c’era più l’obbligo di indossare una divisa, anche se molte delle giovani fanciulle portavano ancora un grembiule. La cartella di cuoio marrone aveva lasciato posto ad un elastico piatto agganciato alle due estremità per tenere insieme i non più esigui libri delle elementari. Italiano, storia e geografia, osservazioni scientifiche, matematica, latino, francese, educazione tecnica, educazione fisica, religione erano più o meno le materie da studiare, ognuna con il proprio libro e il proprio insegnante. Tutto questo se da una parte poteva essere oggetto di timore da parte dei giovani iscritti, dall’altra li faceva sentire più importanti. L’esame in terza media, questa volta, era il termine degli studi per molti, mentre i pochi che decidevano di frequentare le scuole superiori dovevano farlo recandosi ogni mattina a Vallo della Lucania, in pullman che passava da Montano alle sette in punto.

Sostenuto l’esame di terza media, pensavo che la mia personale avventura finisse lì, non immaginavo neanche ci fosse anche per me una possibilità di andare avanti. Furono il desiderio di mia madre e una frase di mia nonna che mi portarono a riflettere

Bell’a nonna nu bulissi murì picchì mi vulissi  mparà angora

2 Commenti

  1. Ernesto De Angelis
    Ernesto De Angelis at |

    Ottimo lavoro Lorenzo! mi hanno colpito le frasi cilentane popolari che hai citato in vari post. Nei mesi a venire, con il consenso degli altri membri delle associazioni del comune di montano antilia, potremo arricchirlo ancora di piu, inserendo altri usi e costumi di un tempo. Spero di poter trovare ulteriori notizie, tali da poter riempiere sempre di piu il tuo sito. Complimenti ancora per il lavoro svolto. A presto 🙂

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